

“Tre anni di ricerca hanno prodotto conoscenza, prototipi e metodi. Con il ciclo di tre appuntamenti avviato con WaterfrontLab portiamo questi risultati al tavolo di imprese e istituzioni: ascolto dei territori e trasferimento di soluzioni operative”, dichiara Andrea Prota, Presidente Fondazione RETURN. La transizione verso una gestione più resiliente del territorio passa da una sfida fondamentale: governare i rischi naturali e gli impatti dei cambiamenti climatici con strumenti concreti, conoscenze aggiornate e condivise, una visione di lungo periodo. È proprio in questo contesto che la Fondazione RETURN e WaterfrontLab sono protagonisti a Ecomondo 2025, contribuendo al confronto nazionale promosso dal progetto di ricerca RETURN – Multi-Risk Science for Resilient Communities under a Changing Climate.
Il progetto RETURN, finanziato nell’ambito del programma NextGenerationEU, mette insieme 26 partner tra università, centri di ricerca, imprese private e istituzioni. Si tratta di una rete nazionale che lavora su monitoraggio e previsione dei rischi, pianificazione urbanistica e costiera resiliente, innovazione nei materiali e nelle tecnologie, processi partecipativi e inclusione delle comunità. Una missione che si intreccia naturalmente con la visione di WaterfrontLab: trasformare la conoscenza in strumenti operativi per i territori. Al centro della strategia di RETURN c’è l’approccio multirischio: non si analizzano singoli eventi (terremoti, alluvioni, frane, incendi), ma la loro possibile combinazione e interazione, inclusi i rischi di origine antropica (incidenti industriali, inquinamento, stress infrastrutturali). Questa prospettiva consente di pianificare interventi mirati ed efficaci e di ridurre gli impatti in caso di eventi calamitosi. In questo contesto, la tecnologia è lo strumento abilitante che trasforma dati scientifici in decisioni operative. RETURN ha sviluppato applicazioni che vanno dalla modellazione climatica alla simulazione di scenari multirischio, basate su sistemi informativi interoperabili e ambienti virtuali. Strumenti operativi utili a cittadini, enti locali e protezione civile, frutto dell’integrazione di competenze scientifiche multidisciplinari.
Dopo tre anni di lavoro sui progetti delle università e dei centri di ricerca, Fondazione RETURN e WaterFrontLab hanno previsto tre incontri per diffondere risultati e prospettive del lavoro effettuato e per rendere partecipi settori e territori diversi delle future applicazioni. I successivi eventi saranno al ComoNext Lomazzo il 27 novembre dedicato al rischio idrogeologico della zona prealpina e al ruolo delle imprese con la partecipazione di Confindustria e Camera di Commercio. Ad Enna il 20 gennaio dove si racconteranno ricerche e progetti per fronteggiare la mancanza di acqua per problemi naturali e infrastrutturali.
Il primo incontro con il titolo “Rischi naturali e cambiamenti climatici: il partenariato esteso. RETURN e il trasferimento delle conoscenze” ha visto alternarsi il 7 novembre esperti, ricercatori e rappresentanti delle istituzioni per raccontare come ricerca e innovazione, governance e pianificazione urbana possano contribuire a rendere il nostro territorio più sicuro e più competitivo. Per questo, il convegno ad Ecomondo stata l’occasione per conoscere, confrontarsi e contribuire a una nuova idea di sviluppo del waterfront italiano: più sicuro, più sostenibile e più competitivo. L’obiettivo di WaterfrontLab è costruire insieme la resilienza delle nostre comunità: “Il tema dell’incontro – commenta Franco Giacotti di WaterfrontLab – rappresenta il cuore della nostra attività: condividere problemi e opportunità con le comunità costiere, i Comuni e i decisori pubblici nella costruzione di strumenti capaci di anticipare i rischi, guidare lo sviluppo territoriale, proteggere le identità e le culture locali. Il rapporto con la Fondazione RETURN è strategico per raggiungere questi obiettivi”.
I rischi ambientali e gli effetti legati al clima che cambia: il contributo della scienza è fondamentale per ridurre l’impatto dei disastri naturali. Grazie alla ricerca e all’innovazione tecnologica è possibile sviluppare strumenti più efficaci per valutare i rischi, prevederne l’incidenza e migliorare le capacità di risposta e adattamento. Hanno preso parte al convegno di Rimini, Marina Marondo (RETURN, Cima Foundation con Eurac BZ) che ha illustrato i processi partecipativi che possono contribuire a individuare nuove politiche per l’ambiente. Salvatore Martino (RETURN, Università di Roma) che ha spiegato come una nuova formazione e disseminazione di idee, principi e soprattutto conoscenze sia possibile. Ermal Papapano (P-Trex) che ha mostrato come l’innovazione e la scelta di nuovi materiali sia strategica in questo momento di emergenza climatica. Andrea Pirni (RETURN, Università di Genova) che ha mostrato come le scelte di tecnologie, indirizzi scientifici, problematiche tecniche siano anche un tema a cavallo tra società e politica. Come appare evidente ad un osservatore attento, il cambiamento climatico non è un rischio astratto per l’Italia: sta già cambiando la geografia costiera, l’economia balneare, le scelte urbanistiche e il rapporto tra città e mare.