

Il litorale, per sua natura, è uno spazio liminale: un confine mobile e mutevole, un luogo d’incontro e di costante transito tra terra e mare. Nelle nostre città, questo limes è stato troppo spesso relegato a un margine, trascurato o soffocato da dinamiche non pianificate. A Bari, un’iniziativa promossa dall’Accademia di Belle Arti promuove un fondamentale cambio di paradigma, riaffermando con forza il valore culturale e progettuale del waterfront. Il festival “Spazi di Transizione: verso Costa Sud”, in programma dal 9 al 12 dicembre 2025, trasforma concretamente il litorale barese in un laboratorio urbano e un centro di aggregazione strategico.
Il progetto, che si inserisce nel più ampio contesto della rigenerazione urbana cittadina (come il progetto BariCostasud, promosso dal Comune), ambisce ad attivare un ecosistema di pratiche e riflessioni che ridefiniscono la costa come territorio di possibilità progettuale e culturale. Si tratta di un esempio virtuoso di come la valorizzazione culturale possa essere il motore per dare un senso nuovo e profondo a questi ambiti di confine. L’arte che diventa un fattore di sviluppo sociale ed economico.
Il cuore pulsante del festival è l’uso di luoghi emblematici e spazi ibridi con uno “sguardo sul mare”, che vengono sottratti all’anonimato per diventare contenitori di cultura e dialogo:
Nella tre giorni previsti ampi esempi di intervento culturale diretto (qui il programma integrale). La mostra “Margini sensibili” al Cantiere Museo del Mare, una rassegna di video arte internazionale (con opere tra gli altri di Monira Al Qadiri e Forensic Architecture), che usa il mare come tema e sfondo. Le installazioni multimediali “Nuove Memorie digitali” presso la Pinacoteca e il Palazzo della Città Metropolitana, che riflettono sulla costruzione della memoria nell’era dell’AI. Il convegno “Spazi Connessi: pratiche artistiche e spazio pubblico” che vede l’intervento di figure istituzionali e specialistiche, tra cui Guendalina Salimei, curatrice del Padiglione Italia all’ultima Biennale di Architettura.
Il festival opera con l’obiettivo di “riacquisire” il waterfront come risorsa primaria della città. La sua azione si pone in contrasto con gli effetti negativi di inquinamento, overtourism e disaffezione sociale. Bari emerge così come un vero e proprio laboratorio di una nuova cultura costiera, una città che smette di fronteggiare il mare per accoglierlo come interlocutore progettuale, archivio di memorie e spazio generativo di futuro. L’arte è la chiave per questa ridefinizione urbana. Attraverso l’arte e la cultura, il waterfront diventa: